Michelangelo diceva che il suo compito non era creare qualcosa di nuovo, ma scolpire la statua che già esisteva all’interno del blocco di marmo. Questa metafora è spesso usata per descrivere il processo creativo.
Per me questo vale anche nel software e mi piace soprendere i non addetti ai lavori dicendo loro che il software è un lavoro altamente creativo. Scrivere codice è come scolpire: si parte da un’idea grezza e si lavora per rivelare la soluzione che già esiste, nascosta sotto la superficie del problema.
E più la sensibilità è affinata, più siamo in grado di scovare la soluzione nascosta che, a un occhio attento, ci sta sussurrando tra le righe di codice. Quel metodo con troppi parametri? Quella classe a cui fai fatica a dare un nome? Ma questa funzione… non fa troppo? Perché è così difficile testare questo punto?
Questi sono segnali che ci guidano verso la scoperta di soluzioni più eleganti e più semplici che, alla fine, facendo qualche passo indietro, ci fanno dire: “Ah, ecco! Era lì tutto il tempo!”.
Ora, non è detto che siamo tutti dei Michelangelo del software, ma possiamo sicuramente imparare a essere più attenti e sensibili a queste “voci” che ci guidano verso soluzioni migliori.