Ogni tanto ci casco pure io. Scambiare codice scritto per produttività, soprattutto coi coding agent che ne generano a fiumi. ​ Presi dal dimostrare quanto sanno fare bene i language model scrivono e scrivono e scrivono. Nei progetti gestiti da persone, non le rarissime realtà dove il repo è solo per gli agent e fantastichierie varie, questo codice scritto va compreso per poter essere mantenuto. ​ Quando si scrive a mano la pigrizia e la fatica di digitare fanno già da ostacolo e aiutano prevenire il problema. E comunque, di codice si rischia sempre di scriverne troppo. Come raccontavo in Tu sei il tuo peggior nemico, il miglior codice è spesso nessun codice. ​ Oggi quella frizione non esiste più: presi dal luccichio di vedere nel breve termine un problema risolto in fretta, si amplifica il problema del lungo termine di comprendere e mantenere ciò che è stato fatto. ​ AI fatigue, dicono: stare dietro a tutto quello che l’AI produce. ​

Fermati

Quindi ogni tanto fermati e chiediti: a mano avrei scritto tutta questa roba? Serve davvero tutta? Come posso semplificare? È il vecchio problema del gold-plating: fare più del necessario e aumentare complessità, costi e manutenzione. E la risposta non è creare una skill che lo fa per te. Devi sporcarti le mani e battere quei dannati tasti a mano nell’area editor di testo e non nello spazio per il prompt.